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martedì 25 luglio 2017

LO " IUS SOLI "


                                    
                                    Lo   " IUS SOLI " .
Lo " IUS SOLI " . Una pretesa politica al limite della follia e assolutamente irresponsabile .Tutto per accaparrarsi voti e consensi elettorali ,presenti e futuri, raccattando persino nel mucchio informe e incontrollato di migliaia e migliaia di anime sperdute , sbandate , spinte dalla disperazione , fortunosamente e criminalmente fatte approdare in un Paese , come l'Italia, con la presunzione assurda e l'arrogante pretesa europea di trasformare il nostro territorio in un grande asilo internazionale , dove trovare accoglienza , assistenza , possibilità di integrazione sociale , nonché lavoro e future sistemazioni professionali . Tutto ciò , in un contesto economico nazionale in cui è ai livelli più alti il debito pubblico ( duemila e duecento settanta miliardi di euro circa ), il PIL ha una crescita troppo debole , la disoccupazione giovanile è allarmante ( oltre il 40 % al sud ), esistono fasce sociali di più di cinque milioni di persone in condizioni di povertà assoluta ed altri sei milioni in povertà relativa , sono estremamente carenti e in alcune zone proprio assenti gli investimenti pubblici governativi su opere pubbliche , su ricerca , su formazione professionale , su concreti progetti di ricostruzione , manutenzione ambientale , sono quasi assenti gli investimenti economici e finanziari da parte di società estere e anche nazionali a causa di un fenomeno allarmante , troppo elevato rispetto ad altri Paesi , di corruzione e di criminalità organizzata ( semplice e mafiosa ) . In questo scenario nazionale , qualcuno ancora ha la pretesa e la presunzione , irrazionale , irresponsabile ,  di ritenere un fattore fortunato e di crescita e sviluppo sociale , il concedere , tramite lo IUS SOLI , la cittadinanza italiana a esseri umani , anche se solo nati in Italia da coppie di extracomunitari , ma pur sempre individui  sradicati dalla propria terra per violenze o per necessità di sopravvivenza , sbarcati  per  disperazione nel nostro Paese e ivi rimasti secondo regole , che si sono rivelate non più accettabili per la gravità , drammaticità di crescita esponenziale del fenomeno migratorio  e  con il rischio concreto dell'insorgenza di veri e propri , gravi scontri e conflittualità in un  palesemente  difficile e contraddittorio  contesto  sociale  .







L'APPELLO DEL GEN. PARACADITISTA RENATO PERROTTI, GIA' VICE COMANDANTE DELLA BRIGATA "FOLGORE".
APPELLO  CONTRO  LO  “IUS SOLI”:
..."PARLAMENTARI ITALIANI, CITTADINI ITALIANI, AMICI DI FACEBOOK, OPPONETEVI ALLA FOLLIA IDEOLOGICA DELLO IUS SOLI !|
LA SOVRAFFOLLATA E INDEBITATISSIMA ITALIA NON È LA VASTA E DESERTA AMERICA DEL 1800. NON PUÒ CONCEDERE SPAZIO, PASSAPORTO E DIRITTI A CHIUNQUE VENGA PARTORITO IN ITALIA.
IN BASE ALLA LEGGE ATTUALMENTE VIGENTE, TUTTI GLI STRANIERI POSSONO DIVENTARE CITTADINI ITALIANI, MA DOPO AVER COMPIUTO DICIOTTO ANNI, DOPO AVER STUDIATO IN ITALIA E DOPO AVER ESPRESSO LA VOLONTÀ DI OPTARE PER LA CITTADINANZA ITALIANA.
LO "IUS SOLI",PROPOSTO E FERMAMENTE VOLUTO DA QUESTO INETTO E A MOLTISSIMI INVISO GOVERNO DI SINISTRA, CONCEDERA’ LA CITTADINANZA ANCHE IN BASE ALLA SOLA NASCITA SUL TERRITORIO ITALIANO. CON ESSO SI MANIFESTA LA VOLONTÀ DI ALTERARE, DEFORMARE, CORROMPERE IL TESSUTO SOCIO-CULTURALE DEL NOSTRO PAESE.
LA CONSEGUENZA DI ESSO SARA' UN' IMMANE CATASTROFE, CHE SCONVOLGERA' LA VITA DI TUTTI.
ITALIANI, NON RASSEGNATEVI. OPPONETEVI A QUESTO DELITTO COL MASSIMO IMPEGNO. ANNUNCIATE DI VOTARE CONTRO TUTTI I PARTITI E TUTTI I POLITICI CHE SOSTENGONO LA PROPOSTA DI LEGGE IN DISCUSSIONE PER LO “IUS SOLI”.
NON RESTATE INDIFFERENTI DI FRONTE A QUESTO CRIMINE AI DANNI DEGLI ITALIANI: PROCURATEVI LA LEGGE ATTUALMENTE IN VIGORE; CONFRONTATELA CON QUELLA SULLO “IUS SOLI” CHE IL SENATO DOVREBBE DEFINITIVAMENTE APPROVARE; PARLATENE CON QUELLI, TRA I VOSTRI AMICI E CONOSCENTI, CHE NON SONO SUFFICIENTEMENTE INFORMATI, MOSTRANDO LORO LE DEVASTANTI CONSEGUENZE DI ESSA; ADERITE A TUTTE LE MANIFESTAZIONI DI PROTESTA; COGLIETE TUTTE LE OCCASIONI PER GRIDARE IL VOSTRO SDEGNO.
NON LASCIATEVI INTIMIDIRE DAL RICATTO MORALE DI CHI VI CHIAMA RAZZISTI E XENOFOBI: I VERI RAZZISTI SONO COLORO CHE STANNO DISTRUGGENDO IL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI, COLORO I QUALI APPROVERANNO UNA LEGGE CHE RENDERA’ L' ITALIA UN INFERNO AFRO-ISLAMICO"...
Gen. Renato Perotti

lunedì 24 luglio 2017

L' AFRICA

                                                       L ‘ AFRICA

L’emigrazione forzata , un dramma  epocale  che è divenuto  un tragico epilogo per milioni di esseri umani , davanti  alla spregiudicatezza  del  potere e agli interessi  egoistici  di un mondo  indifferente .  

  





PER  LAMENTARSI  CI  VUOLE  CONSAPEVOLEZZA...
Cos'e' un IMMIGRATO, e in quale attimo di comodita' lo si puo' definire tale?
GLI AFRICANI vennero schiavizzati e Portati in America 400 anni fa'...
Questo e' quello che l'uomo bianco ha fatto all'AFRICA E agli AFRICANI:
Chiamati NEGRI,NERI,UOMINI DI COLORE,BESTIE DA LAVORO ecc.
SCHIAVIZZATI per secoli,DEPORTATI, PESTATI A SANGUE, STUPRATI, UCCISI, COLONIZZATI (guerra) da Spagna,Italia,Francia,Regno Unito,Germania,Portogallo e Belgio, RINNEGATI in casa loro (APharteid), deturpati delle lore terre, con grande e grave sfruttamento delle loro risorse, per il lusso e l'uso nelle costruzioni dell''evoluzione'' dell'uomo bianco nel mondo, mentre l'Africa continua ancora oggi a chiamarsi 3 mondo, con un alto tasso di poverta', mancante ancora oggi di vita serena, nonostante sia una delle terre piu' grandi del pianeta, con un'area tre volte quella dell’Europa, ma con il PIL che è la meta’ di quello della SpagnA! L’Africa rappresenta uno dei più grandi giacimenti di risorse naturali del mondo, Nigeria, Angola, Algeria e Libia producono una buona parte di tutto il petrolio greggio del mondo (usato per carburante plastica ecc). Il Congo, la Sierra Leone hanno le maggiori risorse di tutto il mondo d’ORO e di DIAMANTI, (indossati sul corpo della maggior parte delle persone)! Estraggono, cromo, coltano, bauxite, manganese. In Namibia c’è l’uranio; In tanti paesi africani si esporta buona parte di tutto il legname che noi utilizziamo, stesso discorso per il cacao, il caffè, e molti altri prodotti dell’agricoltura. Hanno vissuto violenze infinite, guerre, il dramma dei bambini soldato,le emergenze sanitarie, la violenza sulle donne nelle zone di conflitto, la mancanza di acqua, il problema del fondamentalismo religioso. Ancora oggi vengono costretti ad andare via dai loro paesi a causa di interessi economici, con la promessa di trovare una vita migliore, mentre in verita' continuano a essere solo sfruttati. INVASI SUL LORO CONTINENTE, per privarli della loro vita, affinche' migliorasse quella dell'uomo bianco! ..E CE NE SAREBBE ANCORA TANTO DA DIRE!!............PRIMA DI LAMENTARCI DEL FATTO CHE VENGANO A STARE ''BENE'' IN ITALIA O A CREARE CONFUSIONE, a mangiare il nostro pane, PRIMA di TRATTARLI CON ODIO a prescindere, invece di capirli e capire IL PERCHE' succede questo...... RICORDIAMOCI COSA HA VISSUTO E VIVE L'AFRICA E IL SUO POPOLO PER COLPA ''NOSTRA E DEI NOSTRI AVI'', RICORDIAMOCI che viviamo in un paese pieno di INTERESSI ECONOMICI malavitosi, che ci rendono egoisti E ILLUSI NEL PENSAR che il problema siano gli Africani, MENTRE IL PROBLEMA E' A MONTE, perche' chi ci governa, ricordiamoci, chi governa questo mondo, LO FA NEL MODO PIU' SBAGLIATO CHE CI SIA!!..e noi ce la prendiamo sempre con chi in realta' non ne puo' nulla, ed e' invece solo l'ennesima vittima di un sistema economico malavitoso, di cui tutti facciamo parte e contribuiamo ogni giorno inconsapevolmente a renderlo tale!
                      ___________________________________



    FLUSSI   MIGRATORI  E  DESERTIFICAZIONE  DELLE  RISORSE  UMANE

Quella in cui noi stiamo vivendo oggi è una vera e propria catastrofe antropologica.  Una violenza inaudita e un’offesa alla dignità di tutto il genere umano . Un dramma che è divenuto una tragedia per milioni e milioni  di esseri  umani , costretti a scappare dalla propria terra , non a causa di catastrofici eventi naturali , ma per una criminale volontà di taluni  gruppi di individui , che perseguono incessantemente manie di potere , interessi lucrativi su possedimenti minerari , su risorse energetiche , esistenti in quelle disgraziate terre ,  in un perenne conflitto , soprattutto violento e  cruento ,  tra le parti interessate , che provocano spargimenti di sangue , massacri e violenze incredibili  su esseri umani innocenti , e conseguentemente fughe disperate , spesso nefande , verso  altri  lidi  da loro ritenuti unica possibilità di salvezza.
Verso questo fenomeno , una parte dell’umanità , cosiddetta civile , si commuove e cerca in qualche modo di dar loro accoglienza e assistenza . Un’altra parte , a fronte di un crescente e allarmante flusso migratorio , inizia a porre dei limiti per l’accoglimento , preoccupandosi piuttosto delle conseguenze negative in merito agli equilibri socio economici nell’ambito delle comunità nel proprio Paese.
Gli  effetti disastrosi di questi progetti criminali  si manifestano drammaticamente attraverso una crescente desertificazione di risorse umane in enormi aree della terra , in Paesi estesissimi nei quali testimonianze di tradizioni millenarie , di culture e religioni , di monumenti architettonici , di usi e costumi di vita sociale , vengono miseramente distrutte , cancellate da una barbarie crudele e assurda.
Al disopra di  tutto questo immane disastro umano e sociale , “ galleggia “  la  scandalosa ipocrisia e falsità  di quanti , avendo  in mano sufficienti  poteri politici e istituzionali di governo , assumono  posizioni ambigue nei confronti di quei gruppi di potentati , finanziari , politici e militari , i cui progetti espansionistici e di possesso di ricchezze sono ormai palesemente conosciuti dal mondo intero  e  che  ridurranno  quegli  enormi , sconfinati territori in una condizione di ulteriore e più grave povertà e di schiavitù  in danno di quelle residue  native presenze  umane , che saranno costrette a subire sino alla fine dei loro giorni , le violenze e i soprusi dei dittatori di turno , sostenuti dai potenti della terra.
Dovremmo tutti  vergognarci di parlare ancora di  spirito umanitario , di solidarietà , di pacifismo , di sentimenti religiosi , perché  è fin  troppo facile parlarne in convegni  e in salotti , senza però andare oltre, non accusando  i  nostri politici  di opportunismo  e convenienza , quando essi dalle loro posizioni e cariche pubbliche non condannano apertamente e pubblicamente gli uomini di Stato e di governo , che di queste tragedie sono responsabili.

VERGOGNA  !! 


L’umanità intera dovrebbe pretendere dagli Organismi  O N U  decisioni  e interventi  risolutivi nei confronti di tali tragedie umane , facendo sì che queste disgraziate popolazioni possano continuare a vivere nel loro ambiente naturale , dove poter essere  aiutate finanziariamente , economicamente , e anche sotto l’aspetto sanitario , strutturale e tecnologico dai Paesi  ricchi e  industrializzati , in modo e in misura tale che siano loro garantite fondamentali condizioni di vita e di sussistenza e che possano liberamente  mantenere vive le loro rispettive tradizioni e i loro usi e costumi tribali , piuttosto che  vagare  nel  mondo , elemosinando o sottoponendosi  a  soprusi malavitosi , a violenze criminali , a rifiuti e umiliazioni , in contesti sociali in cui soltanto  in  pochissimi  fra loro riusciranno ad integrarsi realmente , ma tutti gli altri , la maggioranza , si ritroveranno a vivere in situazioni di emarginazione , generando e alimentando insofferenze , disagi e quindi anche sentimenti di reciproco odio di razza  e di religione .

Non ha alcun senso logico e sotto un certo aspetto anche cinico e maldestro, il voler  pretendere da  queste popolazioni di essere persino contente e fortunate di abbandonare , con la forza e la violenza ,  i loro usi e costumi , le proprie tradizioni , la natura del proprio territorio dove sono nate e cresciute  loro stesse e i progenitori , e di essere a noi grate , illudendole di poter entrare facilmente in processi di effettiva  integrazione  nelle comunità del cosiddetto nostro mondo civile , laddove proprio in questi nostri contesti sociali si manifestano nuovi e preoccupanti problemi cagionati dalla vita  moderna , sempre più evidenti e generalizzati  i segni di insofferenze sociali , di nevrosi , di sintomi depressive , di crisi nei rapporti  sociali e familiari , di sintomi di psico-dipendenze da mezzi   tecnologici e da droghe ; tutte patologie sociali determinate dal cosiddetto “ progresso tecnologico”  e soprattutto dalla  voglia di possedere sempre più e più facilmente denaro per soddisfare i propri desideri , anche i più superflui , sorti e alimentati da sistemi finanziari speculativi.

Tutti parlano , anzi straparlano sui migranti . Chi non li vuole , chi li vuole adesso , chi li vuole dopo , chi di loro non gliene importa un fico secco . Ma questi migranti sono esseri umani , oppure sono robot ? Perchè , quando si parla di loro , si dice che essi in fondo sono utili , certamente soltanto per tutti quei lavori che noi italiani , noi occidentali , non intendiamo fare più ? Cioè , sono essi ritenuti una felice forza lavoro , per incrementare il nostro PIL ? . NESSUNO , dico NESSUNO , nè laici nè religiosi , si domandano se questi " migranti " siano anche esseri umani che avrebbero preferito restare nella loro terra , possibilmente non devastata dalle bombe , e vivere in essa possibilmente in condizioni naturali , NON DI SCHIAVITU' e non di violenza , come invece è esercitata da molti anni , forse da secoli , e chissà per quanti anni ancora , da dittatori ben preparati e assoldati da potenze straniere ? Le risposte sono contenute tutte in una grande botte , piena di ipocrisie , di falsità , di malvagità , di crudeltà , di falso pietismo , etc....., che probabilmente un giorno non lontano si spaccherà , inondando di liquido fetido .le nostre coscienze ....!!
Una cosa è il fenomeno naturale di “emigrazione “ , dovuta  a  necessità  di  spostamenti  umani  e quindi di trasmigrazioni  in altri  Paesi a causa di contingenti  situazioni  di difficoltà  di vita  ambientali ,  naturali  ,  ben altra cosa  è quando gli spostamenti si tramutano in fughe disperate a causa  della  violenza  esercitata  da altri esseri umani e che costringe  intere popolazioni ad abbandonare il suolo natio , e soprattutto quando ciò avviene sotto gli occhi di una umanità intera che non usa i suoi veri poteri ( forse per viltà ,o per opportunismo ) per fermare i violenti . In tutti i casi , comunque , va  esercitata  la doverosa accoglienza  e assistenza , senza riserve , da parte di tutto il resto del genere umano.
Alzare  muri , opporre  divieti  e rifiuti  nei confronti di emigranti , gente disperata , da parte  di  Stati  e  Paesi  europei  , che  sono fra loro legati  da  obblighi  comunitari , significa  sconfessare pubblicamente  e  violare  le  basi  stesse  che  hanno  determinato  l’unione degli  Stati membri  e  pertanto rappresenta  di per se stesso  il fallimento  degli accordi comunitari  e il dissolvimento nei fatti  della unione fra gli Stati  medesimi .



domenica 23 luglio 2017

LA SENTENZA SU MAFIA CAPITALE



Mafia Capitale  e  la sentenza del Tribunale di Roma ( 20 luglio 2017 )


“  Il Tribunale di Roma  ha dichiarato in sentenza che quella di “ mafia capitale “  non è mafia . E’ soltanto una semplice associazione a delinquere , che esercita il controllo su attività economiche e traffici illeciti come appalti , droga e migranti ; che condiziona il regolare funzionamento delle funzioni pubbliche ; che si regge sull’omertà  servendosi  di metodi intimidatori, corruzione , ricatti e violenta repressione .
                                                         

Nota :
 I giudici del Tribunale di Roma  hanno inteso  affermare  che
una cosa è la definizione giuridica  e l’attribuzione di mafia e di associazione mafiosa  nella  fattispecie  penale , un'altra cosa è la semplice associazione criminale .
Però , anche se nessuna sentenza  potrà  mai condannare  una persona  o  più  persone  come  mafiose  se  le stesse  hanno compiuto  attività  criminali  soltanto  nell’ambito  di una semplice  associazione a delinquere , ciò  non vuol  significare  che  quella persona  o  più persone  non  possano  essere  qualificate  “ mafiose “   sotto il profilo morale ed  umano , per  la propria  natura  criminale , per il proprio  modo  di  essere  arrogante , intimidatorio  e  violento .

Questo è il cancro peggiore che purtroppo  invade una parte della nostra società , all’interno della quale  i soggetti  “ capi  mafia “ , trovano  vasti  appoggi , forti complicità anche a livello politico , interessi  economici ,   corruzione , omertà  ed emulazioni  , nonché compiacimenti  e  ammirazione , per  guadagni  facili ,  favori  e occupazione  e quindi  rispetto  e  timore reverenziale , oltre che paura del potere mafioso ,  fra  la  gente  del  luogo  ed  anche fuori  dal proprio comprensorio , dove è diffusa  una  " mentalità  mafiosa " avversa  alle  leggi  e  alle  istituzioni  dello Stato  ed agli operatori  della giustizia e dell’ordine pubblico , considerati  nemici  !


sabato 22 luglio 2017

L' ACQUA , UN BENE PREZIOSO

Proposta  per  una 

“ Campagna  di sensibilizzazione  per un  misurato  e corretto consumo dell’acqua “  

L’acqua è un bene pubblico fondamentale , irrinunciabile  per  la vita di tutti gli esseri viventi  sulla terra ; così come l’ aria . Pertanto , è assolutamente  indispensabile  che  questo bene  così prezioso  sia  protetto e risparmiato , cioè  venga  utilizzato  con  grande  parsimonia  e  responsabilità , da  tutti . Sia da quanti , come società ed enti pubblici  ne amministrano la gestione e la distribuzione , sia come singoli cittadini  utenti ;  soprattutto  evitando  gli sprechi  , i consumi  incontrollati  ed  eccessivi , anche in ambito casalingo ,   le dispersioni  a  causa  di condotte  fatiscenti , la distribuzione  idrica  con metodi  clientelari , le speculazioni  economiche e finanziarie  che  vengono perseguite  con lauti guadagni  da parte di aziende  e  società  private , che oltretutto offrono servizi  inadeguati al fabbisogno pubblico.

Per  tali motivi   e  soprattutto  a  causa  di  fenomeni  atmosferici  sempre  più  frequenti  che  registrano  periodi  anche  molto  lunghi   di  mancanza  di  precipitazioni  di  pioggia ,  di  estati  molto  calde e  quindi  di  gravi  condizioni di siccità , in  territori  sempre  più  estesi  ,  appare  come  un  dovere  inalienabile   che  venga  incrementata  enormemente  e  con forza  una  campagna  pubblica  di “ rieducazione  verso il consumo  dell’acqua “  e  che  di  tale  iniziativa  si  dia  la  massima  diffusione  attraverso  tutti  i  mass-media , nelle scuole , nelle strade  cittadine , per una  doverosa   comune  sensibilizzazione  verso questo  prezioso  bene. 

martedì 18 luglio 2017

IN DANNO DEL POPOLO ITALIANO

         
                     IN  DANNO  DEL  POPOLO  ITALIANO  

Ecco ciò che è avvenuto realmente in campo finanziario e anche politico  per mano di poteri  europei  e internazionali , che hanno  costretto  l’economia italiana in una situazione  assai critica , sempre più difficile , con un debito pubblico elevatissimo , che terrà  per molti, moltissimi anni ancora , e forse definitivamente , l’economia reale del  nostro Paese in condizioni di sottosviluppo . Un sottosviluppo appesantito da fenomeni criminali  endemici , persistenti , di corruzione e mafiosi e da speculazioni finanziarie  ad alto livello.


Le  gravi conseguenze per l’Italia del Trattato di Dublino 

Il Trattato di Dublino parte dalla Convenzione firmata nella capitale irlandese il 15 giugno 1990, ovvero dal primo trattato internazionale multilaterale firmato dagli allora dodici membri della Comunità europea per darsi regole comuni sull’asilo. In vigore nel 1997, è stato sostituito nel 2003 dal regolamento «Dublino II» che l’ha portato nell’ambito delle competenze dell’Ue. Una terza revisione - «Dublino III» - è stata varata nel giugno 2013». 
«Il principio chiave è dettato dall’articolo 13. «Quando è accertato (...) che il richiedente ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un Paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per l’esame della domanda di protezione internazionale». In altre parole, secondo il suddetto Trattato la responsabilità dell’asilo è del Paese di primo sbarco.
«Il contesto mediterraneo, africano e mediorientale. In anni recenti la guerra in Siria, le dittature in Eritrea e nella parte centrale del continente nero, l’instabilità afghana e pachistana, le primavere arabe tradite, hanno gonfiato il flusso dei migranti che, sino a giorni non lontani, erano in prevalenze gente a caccia di un lavoro. La caduta del regime di Gheddafi ha aperto la porta libica. I popoli in fuga hanno cominciato ad arrivare in Italia e Grecia. Più recentemente, soprattutto per l’offensiva dell’Isis in Siria, si è affollata la via balcanica. Il dato è che allo stato delle cose milioni di persone , in numero sempre crescente fuggono dai propri territori , incentivate anche da gruppi organizzati che sfruttano illegalmente  il loro stato di necessità,  e fanno la fila , per cercare la pace  e condizioni di vita umanamente possibili verso i Paesi  dell’Unione Europea ». 
L’aggravarsi  della situazione internazionale  e quindi del fenomeno emigratorio ha determinato posizioni di irrigidimento e anche di chiusura da parte di Paesi europei riguardo all’accoglimento  degli emigranti , ponendo i Paesi come l’Italia e la Grecia in una condizione estremamente difficile e  drammatica , appunto per via della obbligatorietà stabilita dal Trattato di Dublino , che  dovrebbe pertanto  essere ridiscusso e modificato essendosi  aggravati in modo esponenziale i flussi immigratori e gli sbarchi  in tali  due Paesi .




                                    
            LE  VERITA’  COPERTE   ovvero  “  CUI  PRODEST  ? “

 Ci sono in Italia molte , troppe  “ verità  coperte “ da  interessi  oscuri , ma  palesemente  criminali , da sporchi  interessi  politici e  istituzionali ,  da  comportamenti  omertosi  o di complicità , da atteggiamenti  ipocriti e mistificatori.
 Verità che riguardano fatti drammatici e tragici della nostra storia recente  e anche della nostra quotidianità , sistematicamente seppellite  da cumuli di falsità e depistaggi , anche a livelli istituzionali.
Una pletora di inchieste giudiziarie e di processi penali  non sono riusciti a dipanare la coltre fitta che avvolge e nasconde i veri  mandanti  dei delitti più efferati , che hanno insanguinato  il suolo del nostro Paese  e ne hanno profondamente  offeso  la dignità ,  attraverso  l’estremo  sacrificio di tanti uomini  e donne ,  onesti   servitori  dello Stato, nonché  di  comuni  cittadini , vittime  di  menti  e di  mani  stragiste.
Dal delitto di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta , alle stragi di Capaci e di via D’Amelio , con le morti atroci dei magistrati Giovanni  Falcone  e Paolo Borsellino , insieme alle persone  della loro scorta , che  li accompagnavano .  L’uccisione , una vera e propria esecuzione mafiosa, del Generale Dalla Chiesa e sua moglie , quella del giudice Livatino e  di Rocco Chinnici , come di tanti altri eroici servitori dello Stato.  
 Una sequenza  di  atti cruenti  , tutti  qualificabili come “terroristici “  per la loro efferatezza  e per  il disegno  sovversivo  , che li ha contraddistinti  .
 Il primo , concepito ed eseguito  per il sovvertimento dell’ordine  democratico  e gli altri due ,  come segno tangibile della sopraffazione e superiorità  del  potere mafioso  nei confronti  della  legalità  e  della giustizia..
Uno  scenario  tragico , quello  della uccisione di Aldo Moro   che ,  ritenuto  con finalità “destabilizzanti “ , parrebbe  essere  stato  paradossalmente inutile , visto che a seguito  della  uccisione  dell’uomo politico statista  , non vi è stato alcun sovvertimento  del  Sistema  politico-istituzionale ,   ma  che  in  effetti  invece  è venuto   a rivelarsi  essere stato  il  risultato di  un  disegno  volto  alla   “ stabilizzazione “   del  Sistema  stesso .
 Così  come   le  tragiche uccisioni  dei  due magistrati , Falcone e Borsellino , e  degli operatori della giustizia , che  avrebbero  dovuto  scatenare  reazioni  imponenti  da  parte  degli  Organi  dello Stato  , con  risultati  di  una  messa  in  ginocchio  definitiva del  sistema mafioso  e criminale , ma che  invece  hanno  visto  e  vedono  una  continuità  del  potere  del sistema  mafioso  stesso , resosi  più  forte   attraverso trasformazioni  “camaleontiche “  e  complicità nell’ambito  delle stesse  istituzioni  pubbliche  e  dello Stato.
Cosa  rimane  ?  Deprecazione e incredulità popolare  di fronte a tanta  ipocrisia , a livello politico-istituzionale , manifestata ogni volta  con  false  cerimonie ufficiali di commemorazione , che continuano ad offendere  il  diritto ad  una  Verità , anzi  a  più  Verità ,  a  tutt’oggi  dolosamente  occultate , e  ancora non  volute rivelare  da  qualcuno  che continua  a stare oppure ha avuto  incarichi  ad alti  livelli  istituzionali   e  ne  ha  conoscenza  e ne ha segretamente  anche le prove  documentali .


Scritto da Enza Galluccio
Categoria: prima pagina
Pubblicato: 22 Luglio 2017
Visite: 2900
http://lagiustizia.info/images/imposimato.jpg
Di Enza Galluccio*
“Paolo Borsellino è stato in grado di unire la saggezza all’umiltà” con queste parole prese da Antonino Caponnetto, l’ex magistrato e Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato, ha aperto il suo acceso intervento alla commemorazione per il 25esimo anniversario della strage di via D'Amelio, che ha lasciato impietrito il pubblico, soprattutto chi conosce meglio i fatti e continua a ricercare le risposte ancora mancanti.
Imposimato conobbe Falcone e Borsellino fin dal 1980, perché come loro si era interessato a Michele Sindona, il banchiere che si occupava di trasferire soldi illeciti in porti sicuri, anche per conto della Chiesa, tanto da essere definito “il banchiere di Dio”.
In quegli anni, a Roma, Imposimato indagava su Sindona perché aveva organizzato un falso sequestro per apparire vittima delle Brigate Rosse, mentre Falcone e Borsellino, a Palermo, lo indagavano per altri delitti di stampo mafioso. Dall’intrecciarsi di queste indagini era nata l’idea di costituire un “super pool”, che aveva permesso a molti magistrati che si occupavano di mafia di incontrarsi ogni mese in diverse città d’Italia, per coordinare e rendere più efficace l’azione della magistratura contro la criminalità organizzata. La capacità d’indagine, quindi, si era moltiplicata grazie allo scambio d’informazioni e d’idee. Per Imposimato, tutto ciò aveva creato una grande preoccupazione da parte dei politici.
 Tuttavia, Scalfaro “che prendeva cento milioni al mese dai servizi segreti” e “aveva promesso di fare la legge sui pentiti, che poi non ha fatto” si era dovuto comunque confrontare con l’esplosione del pentitismo che ormai dilagava. Tommaso Buscetta aveva cominciato a parlare, denunciando accordi tra mafiosi, imprenditori e politici; anche questo era fonte di grande preoccupazione, soprattutto per quella politica coinvolta nel malaffare.
E così … sono cominciati i primi delitti, a partire da Boris Giuliano, ucciso per le sue indagini su Sindona, il primo di una lunga serie.
A questo punto dell’intervento è scattata l’inevitabile domanda “Chi ha voluto la morte di Falcone e Borsellino?” Per il Presidente onorario la risposta c’è già ed è nei documenti.
I due magistrati avevano indirizzato le proprie indagini su un’organizzazione sovversiva mondiale pericolosissima. “Io non sono pazzo!” ha esclamato Imposimato, specificando che quell’organizzazione si chiamava Gladio, Stay-behind.
Queste informazioni sarebbero state anche dentro i diari di Falcone. In quelle pagine, fin dal 1990, si legge che Falcone aveva capito che Gladio era implicata negli omicidi di Piersanti Mattarella e di Pio La Torre.
Secondo quanto appreso da Caponnetto, il Giudice ne aveva parlato con il procuratore Giammanco per convincerlo a seguire questa pista, sulla base della richiesta degli avvocati di parte civile, ma non aveva ottenuto risultati. Anche Caponnetto aveva ricevuto quelle richieste da Falcone e Borsellino, ma non era voluto intervenire perché Gladio era una struttura “potentissima” e, secondo Imposimato, ha le responsabilità di quasi tutti gli omicidi politico-mafiosi italiani.
Nell’intervento del 25 giugno in memoria di Falcone, Paolo Borsellino aveva detto di aver saputo, dall’amico e magistrato appena ucciso, delle cose che avrebbe riferito soltanto nelle sedi opportune. A quel tempo, il procuratore di Caltanissetta, con l’incarico di indagare sulla strage di Capaci, era Salvatore Celesti.
In quell’occasione, Borsellino aveva anche detto un’altra cosa importante, che il contenuto del diario di Falcone, da poco reso pubblico, corrispondeva alla verità .
Con quelle parole il Giudice non si riferiva alle indagini sugli appalti come, secondo Imposimato, si vorrebbe far credere, ma piuttosto a quelle sull’organizzazione eversiva Gladio, dichiarata illegittima anche dalla Commissione Stragi.
Tale organizzazione era guidata dalla Cia, che controllava anche i Servizi italiani e si era servita di questi, oltre che della mafia e dei terroristi, per compiere tutte le stragi italiane da Portella della Ginestra in poi. Per Imposimato, come ha riportato anche in un suo libro, queste stragi fanno parte di una “strategia della tensione” a livello mondiale.
Vi erano e vi sono, dunque, collegamenti tra la Cia, la massoneria e una parte del Vaticano per “condizionare lo sviluppo della democrazia in Italia”.
Il presidente Imposimato ha specificato di aver potuto ricostruite la storia della loggia massonica grazie ad un documento del 1967, che fa parte della requisitoria del pm Alessandrini.
Quando Borsellino disse che il contenuto del diario di Falcone, pubblicato allora da Liliana Milella su “Il Sole 24 ore”, era vero, creò le cause per la sua “immediata” uccisione, ne accelerò i tempi.
“Questo non significa che la mafia non c’entra”, ha continuato Imposimato, precisando che tutti i nomi indicati da Spatuzza sono realmente coinvolti nella strage di via D’Amelio, così come lo sono i servizi segreti al servizio della Cia “definita in questo documento (come) un mostro incontrollabile”. Essa disponeva di 500 milioni di dollari all’anno e con questi “corrompeva chiunque; corrompeva uomini politici, e corrompeva i sindacati, e corrompeva la maggioranza e l’opposizione”.
Secondo quest’analisi, la Cia ha controllato il nostro Paese attraverso una penetrazione capillare, disponendo di  una propria base nella Gladio, situata in Sardegna.
Vito Ciancimino era un gladiatore e in quest’organizzazione era coinvolto anche Totò Riina.
Secondo uno studio fatto da una tesista, di cui Imposimato era relatore, Riina sarebbe stato un uomo della Cia. Quest’aspetto era stato confermato anche dalle parole di Badalamenti.
Poi, il Presidente onorario ha dichiarato, alzando il tono della voce, “Moro è stato vittima di un complotto politico infame della Gladio” e ha proseguito “purtroppo erano implicati anche qui i servizi che sapevano dov’era la prigione e non hanno liberato Aldo Moro, è una vergogna!”.
“Finché ci sono uomini come Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia, noi abbiamo la possibilità di andare avanti seguendo la strada giusta”, ha detto ancora Imposimato, aggiungendo un’ulteriore drammatica informazione: in via Sicilia a Roma c’erano gli uffici della Gladio, della Cia, della OSS e, addirittura della P2, uno accanto all’altro. Enti che si sarebbero dovuti combattere tra loro mentre, invece, erano complementari e avevano l’unico scopo di condizionare il nostro Paese eliminando gli emblemi della legalità come Borsellino e Falcone.
 Tinebra, Celesti e tutti gli altri “erano dei mascalzoni”, per Imposimato è necessario avere il coraggio di denunciare il Csm quando sbaglia e affida le nomine a magistrati subalterni al potere politico; negli uffici devono esserci dei “magistrati che hanno fatto i magistrati, non persone che sono state al ministero”.
Questo lungo e sconvolgente intervento del presidente Imposimato si chiude con parole di speranza, sostegno ed esempio per i giovani.

 Via D’Amelio applaude, ma molti volti sono segnati, e non solo dalla stanchezza.



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CIA, BILDERBERG, BR, BRITANNIA ...E RENZI : ECCO A VOI LA VERA STORIA ITALIANA
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Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese. Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi, l'Italia.



A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani. 
E’ la drammatica ricostruzione di Nino Galloni, già docente universitario, manager pubblico e alto dirigente di Stato. All’epoca, nel fatidico 1989, Galloni era consulente del governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca. Non era “provincialismo storico”: Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi, finche potè. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” il piano franco-tedesco. Galloni si era appena scontrato con Mario Monti alla Bocconi e il suo gruppo aveva ricevuto pressioni daBankitalia, dalla Fondazione Agnelli (facenti anche loro parte del gruppo Bilderberg) e da Confindustria. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”. Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa». 
https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi4OOj5zebTa9qo6z6MURNgO1yHXOrWetuVqRXrFEhG9_X_4JyQKTNTQ8AAy9lyURxJeeODCwfuw9fT_T_ymRiFMV12KuwPpLv8wzv9uCPP2dTx8M1IJcwbCvU40CJp0Pyixuwl0A7TX7lg/s1600/05.jpgQuesta, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Lo dimostrano due episodi chiave. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei, stratega del boom industriale italiano grazie alla leva energetica propiziata dalla sua politica filo-araba, in competizione con le “Sette Sorelle”. E il secondo è l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma leBr di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima» (Kissinger è anche l'assassino di Salvador Allende). 
Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo. Recenti inchieste collegano alla morte del fondatore dell’Eni quella del giornalista siciliano Mauro De Mauro. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista “francese”: agenti dell’ex Oas inquadrati dalla Cia nell’organizzazione terroristica “Stay Behind” (in Italia, “Gladio”) avrebbero sabotato l’aereo di Mattei con l’aiuto di manovalanza mafiosa. Poi, su tutto, a congelare la democrazia italiana avrebbe provveduto la strategia della tensione, quella delle stragi nelle piazze. 
Alla fine degli anni ‘80, la vera partita dietro le quinte è la liquidazione definitiva dell’Italia come competitor strategico: Ciampi, Andreatta e De Mita, secondo Galloni, lavorano per cedere la sovranità nazionale pur di sottrarre potere alla classe politica più corrotta d’Europa. Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese è in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’investimento pubblico. Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipita: con l’impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi “investitori” privati) il debito pubblico esploderà fino a superare il Pil. Non è un “problema”, ma esattamente l’obiettivo voluto: mettere in crisi lo Stato, disabilitando la sua funzione strategica di spesa pubblica a costo zero per i cittadini, a favore dell’industria e dell’occupazione. Degli investimenti pubblici da colpire, «la componente più importante era sicuramente quella riguardante le partecipazioni statali, l’energia e i trasporti, dove l’Italia stava primeggiando a livello mondiale». 
Al piano anti-italiano partecipa anche la grande industria privata, a partire dalla Fiat, che di colpo smette di investire nella produzione e preferisce comprare titoli di Stato: da quando la Banca d’Italia non li acquista più, i tassi sono saliti e la finanza pubblica si trasforma in un ghiottissimo business privato. L’industria passa in secondo piano e – da lì in poi – dovrà costare il meno possibile. «In quegli anni la Confindustria era solo presa dall’idea di introdurre forme di flessibilizzazione sempre più forti, che poi avrebbero prodotto la precarizzazione» (il piano lo stà ultimando Renzi con il suo Job Acts). Aumentare i profitti: «Una visione poco profonda di quello che è lo sviluppo industriale». Risultato: «Perdita di valore delle imprese, perché le imprese acquistano valore se hanno prospettive di profitto». Dati che parlano da soli. E spiegano tutto: «Negli anni ’80 – racconta Galloni – feci una ricerca che dimostrava che i 50 gruppi più importanti pubblici e i 50 gruppi più importanti privati facevano la stessa politica, cioè investivano la metà dei loro profitti non in attività produttive ma nell’acquisto di titoli di Stato, per la semplice ragione che i titoli di Stato italiani rendevano tantissimo e quindi si guadagnava di più facendo investimenti finanziari invece che facendo investimenti produttivi. Questo è stato l’inizio della nostra deindustrializzazione».
Alla caduta del Muro, il potenziale italiano è già duramente compromesso dal sabotaggio della finanza pubblica, ma non tutto è perduto: il nostro paese – “promosso” nel club del G7 – era ancora in una posizione di dominio nel panorama manifatturiero internazionale. Eravamo ancora «qualcosa di grosso dal punto di vista industriale e manifatturiero», ricorda Galloni: «Bastavano alcuni interventi, bisognava riprendere degli investimenti pubblici». E invece, si corre nella direzione opposta: con le grandi privatizzazioni strategiche, negli anni ’90 «quasi scompare la nostra industria a partecipazione statale», il “motore” di sviluppo tanto temuto da tedeschi e francesi.Deindustrializzazione: «Significa che non si fanno più politiche industriali». Galloni cita Pierluigi Bersani: quando era ministro dell’industria «teorizzò che le strategie industriali non servivano». Si avvicinava la fine dell’Iri, gestita da Prodi in collaborazione col solito Andreatta e Giuliano Amato. Lo smembramento di un colosso mondiale: Finsider-Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Italstat, Stet e Telecom, Alfa Romeo, Alitalia, Sme (alimentare), nonché la BancaCommerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano. 
Le banche, altro passaggio decisivo: con la fine del “Glass-Steagall Act” nasce la “banca universale”, cioè si consente alle banche di occuparsi di meno del credito all’economia reale, e le si autorizza a concentrarsi sulle attività finanziarie peculative. Denaro ricavato da denaro, con scommesse a rischio sulla perdita. E’ il preludio al disastro planetario di oggi. In confronto, dice Galloni, i debiti pubblici sono bruscolini: nel caso delle perdite delle banche stiamo parlando di tre-quattromila trilioni. Un trilione sono mille miliardi: «Grandezze stratosferiche», pari a 6 volte il Pil mondiale. «Sono cose spaventose». La frana è cominciata nel 2001, con il crollo della new-economy digitale e la fuga della finanza che l’aveva sostenuta, puntando sul boom dell’e-commerce. Per sostenere gli investitori, le banche allora si tuffano nel mercato-truffa dei derivati: raccolgono denaro per garantire i rendimenti, ma senza copertura per gli ultimi sottoscrittori della “catena di Sant’Antonio”, tenuti buoni con la storiella della “fiducia” nell’imminente “ripresa”, sempre data per certa, ogni tre mesi, da «centri studi, economisti, osservatori, studiosi e ricercatori, tutti sui loro libri paga». 
Quindi, aggiunge Galloni, siamo andati avanti per anni con queste operazioni di derivazione e con l’emissione di altri titoli tossici. Finché nel 2007 si è scoperto che il sistema bancario era saltato: nessuna banca prestava liquidità all’altra, sapendo che l’altra faceva le stesse cose, cioè speculazioni in perdita. Per la prima volta, spiega Galloni, la massa dei valori persi dalle banche sui mercati finanziari superava la somma che l’economia reale – famiglie e imprese, più la stessa mafia – riusciva ad immettere nel sistema bancario. «Di qui la crisi di liquidità, che deriva da questo: le perdite superavano i depositi e i conti correnti». Come sappiamo, la falla è stata provvisoriamente tamponata dalla Fed, che dal 2008 al 2011 ha trasferito nelle banche – americane ed europee – qualcosa come 17.000 miliardi di dollari, cioè «più del Pil americano e più di tutto il debito pubblico americano». 
Va nella stessa direzione – liquidità per le sole banche, non per gli Stati – il “quantitative easing” della Bce di Draghi, che ovviamente non risolve la crisi economica perché «chi è ai vertici delle banche, e lo abbiamo visto anche al Monte dei Paschi, guadagna sulle perdite». Il profitto non deriva dalle performance economiche, come sarebbe logico, ma dal numero delle operazioni finanziarie speculative: «Questa gente si porta a casa i 50, i 60 milioni di dollari e di euro, scompare nei paradisi fiscali e poi le banche possono andare a ramengo». Non falliscono solo perché poi le banche centrali, controllate dalle stesse banche-canaglia, le riforniscono di nuova liquidità. A monte: a soffrire è l’intero sistema-Italia, da quando – nel lontano 1981 – la finanzia pubblica è stata “disabilitata” col divorzio tra Tesoro e Bankitalia. Un percorso suicida, completato in modo disastroso dalla tragedia finale dell’ingresso nell’Eurozona, che toglie allo Stato la moneta ma anche il potere sovrano della spesa pubblica, attraverso dispositivi come il Fiscal Compact e il pareggio
di bilancio. 
Per l’Europa “lacrime e sangue”, il risanamento dei conti pubblici viene prima dello sviluppo. «Questa strada si sa che è impossibile, perché tu non puoi fare il pareggio di bilancio o perseguire obiettivi ancora più ambiziosi se non c’è la ripresa». E in piena recessione, ridurre la spesa pubblica significa solo arrivare alla depressione irreversibile. Vie d’uscita? Archiviare subito gli specialisti del disastro – da Angela Merkel a Mario Monti – ribaltando la politica europea: bisogna tornare alla sovranità monetaria, dice Galloni, e cancellare il debito pubblico come problema. Basta puntare sulla ricchezza nazionale, che vale 10 volte il Pil. Non è vero che non riusciremmo a ripagarlo, il debito. Il problema è che il debito, semplicemente, non va ripagato: «L’importante è ridurre i tassi di interesse», che devono essere «più bassi dei tassi di crescita». A quel punto, il debito non è più un problema: «Questo è il modo sano di affrontare il tema del debito pubblico». A meno che, ovviamente, non si proceda come in Grecia, dove «per 300 miseri miliardi di euro» se ne sono persi 3.000 nelle Borse europee, gettando sul lastrico Il popolo greco. 

Domanda: «Questa gente si rende conto che agisce non solo contro la Grecia ma anche contro gli altri popoli e paesi europei? Chi comanda effettivamente in questa Europa se ne rende conto?». Oppure, conclude Galloni, vogliono davvero «raggiungere una sorta di asservimento dei popoli, di perdita ulteriore di sovranità degli Stati» per obiettivi inconfessabili, come avvenuto in Italia: privatizzazioni a prezzi stracciati, depredazione del patrimonio nazionale, conquista di guadagni senza lavoro. Un piano criminale: il grande complotto dell’élite mondiale. «Bilderberg, Britannia, il Gruppo dei 30, dei 10, gli “Illuminati di Baviera”: sono tutte cose vere», ammette l’ex consulente di Andreotti. «Gente che si riunisce, come certi club massonici, e decide delle cose». Ma il problema vero è che «non trovano resistenza da parte degli Stati». L’obiettivo è sempre lo stesso: «Togliere di mezzo gli Stati nazionali allo scopo di poter aumentare il potere di tutto ciò che è sovranazionale, multinazionale e internazionale». Gli Stati sono stati indeboliti e poi addirittura infiltrati, con la penetrazione nei governi da parte dei super-lobbysti, dal Bilderberg agli “Illuminati”. «Negli Usa c’era la “Confraternita dei Teschi”, di cui facevano parte i Bush, padre e figlio, che sono diventati presidenti degli Stati Uniti: è chiaro che, dopo, questa gente risponde a questi gruppi che li hanno agevolati nella loro ascesa». 
Non abbiamo amici. L’America avrebbe inutilmente cercato nell’Italia una sponda forte dopo la caduta del Muro, prima di dare via libera (con Clinton) allo strapotere di Wall Street. Dall’omicidio di Kennedy, secondo Galloni, gli Usa «sono sempre più risultati preda dei britannici», che hanno interesse «ad aumentare i conflitti, il disordine», mentre la componente “ambientalista”, più vicina alla Corona, punta «a una riduzione drastica della popolazione del pianeta» e quindi ostacola lo sviluppo, di cui l’Italia è stata una straordinaria protagonista. L’odiata Germania? Non diventerà mai leader, aggiunge Galloni, se non accetterà di importare più di quanto esporta. Unico futuro possibile: la Cina, ora che Pechino ha ribaltato il suo orizzonte, preferendo il mercato interno a quello dell’export. L’Italia potrebbe cedere ai cinesi interi settori della propria manifattura, puntando ad affermare il made in Italy d’eccellenza in quel mercato, 60 volte più grande. Armi strategiche potenziali: il settore della green economy e quello della trasformazione dei rifiuti, grazie a brevetti di peso mondiale come quelli detenuti da Ansaldo e Italgas. 
Prima, però, bisogna mandare a casa i sicari dell’Italia – da Monti alla Merkel – e rivoluzionare l’Europa, tornando alla necessaria sovranità monetaria. Senza dimenticare che le controriforme suicide di stampo neoliberista che hanno azzoppato il paese sono state subite in silenzio anche dalle organizzazioni sindacali. Meno moneta circolante e salari più bassi per contenere l’inflazione? Falso: gli Usa hanno appena creato trilioni di dollari dal nulla, senza generare spinte inflattive. Eppure, anche i sindacati sono stati attratti «in un’area di consenso per quelle riforme sbagliate che si sono fatte a partire dal 1981». Passo fondamentale, da attuare subito: una riforma della finanza, pubblica e privata, che torni a sostenere l’economia. Stop al dominio antidemocratico di Bruxelles, funzionale solo alle multinazionali globalizzate. Attenzione: la scelta della Cina di puntare sul mercato interno può essere l’inizio della fine della globalizzazione, che è «il sistema che premia il produttore peggiore, quello che paga di meno il lavoro, quello che fa lavorare i bambini, quello che non rispetta l’ambiente né la salute». E naturalmente, prima di tutto serve il ritorno in campo, immediato, della vittima numero uno: lo Stato democratico sovrano. Imperativo categorico: sovranità finanziaria per sostenere la spesa pubblica, senza la quale il paese muore. «A me interessa che ci siano spese in disavanzo – insiste Galloni – perché se c’è crisi, se c’è disoccupazione, puntare al pareggio di bilancio è un crimine».